Coaching, un valido supporto per affrontare il cambiamento in azienda?

E’ affermazione comune che lo zoccolo duro dell’economia italiana è composto dalle piccole e medie imprese; se le PMI Italiane non gestiscono, al meglio, il cambio generazionale al timone delle proprie realtà, non sopravviveranno. Se le PMI italiane non affrontano il cambiamento, non saranno in grado di affrontare il loro futuro.

Tutti questi messaggi evidenziano quanto queste realtà economico/sociale siano importanti per l’economia del nostro paese, e quali sfide sono chiamate ad affrontare.

La parola “Cambiamento”, invocata per gestire trasformazioni e passaggi, rischia, paradossalmente, di divenire essa stessa obsoleta: cambiamento di logiche imprenditoriali, cambiamento di mercato al quale rivolgere le proprie soluzioni/prodotti/competenze, cambiamento organizzativo atto a ottimizzare i costi, cambiamento al vertice aziendale, etc…etc…

Dal mio punto di vista, parlare di cambiamento significa rimettere al “centro” l’uomo: l’invisible asset aziendale, la risorsa per eccellenza.

Il coaching mette al centro del processo l’uomo, focalizzando l’attenzione sulle sue capacità, lo guida verso una maggiore consapevolezza dei suoi “punti di forza”, non sempre evidenti e disponibili soprattutto nei momenti di “cambiamento”, in cui queste capacità potrebbero fare la differenza.

Essere coach significa mettere al servizio del cliente quelle competenze, quell’attenzione e quell’ascolto attivo durante tutto il percorso. Competenze e valori aderenti al modello proposto da ICF (International Coach Federation – www.coachfederation.com / ICF Italia – www.icf-italia.org ).

Ragionando in termini di confronto: cosa c’e’ di diverso tra un intervento da parte di un coach rispetto a un intervento da parte di un consulente? Come il contributo di un coach può essere di supporto in una fase di cambiamento in azienda?

La principale differenza sta nella capacità del coach di non sostituirsi al cliente, di non fornire suggerimenti o consigli, di non essere necessariamente un esperto in materia aziendale e di allenare il coachee su obiettivi definiti, rispettando i suoi tempi e il suo mondo.

Lo “strumento” per raggiungere livelli di consapevolezza e attivare il cliente è la pratica di un’arte antica: la maieutica. Fare domande per restituire al cliente la possibilità di guardare con occhi diversi, di cambiare punto di vista, di ampliare la sua prospettiva e di fare “salti” apprenditivi che lo motiveranno a mettere in campo azioni nuove. Domande definite “potenti” nella misura in cui spostano il cliente. Domande “potenti” che consentono al coachee di fare in autonomia il proprio percorso, di cercare risposte nuove, di individuare le proprie soluzioni, di creare maggior consapevolezza e responsabilità in merito alle azioni che decide di mettere in campo, e delle quali dovrà misurarne i risultati.

Quindi sarà il committente a decidere un supporto di tipo consulenziale, fondato su soluzioni preconfezionate, o un percorso in cui è il coachee autore autorevole del suo cambiamento.

Ora c’è una maggiore diffusione e richiesta di business e corporate coaching da parte delle aziende che vogliono individuare soluzioni innovative nel rispetto della loro storia e del successo raggiunto.

L’approccio consulenziale, da parte di un esperto per processi, non può che avvantaggiarsi successivamente dei percorsi e dei risultati ottenuti con il coaching.

Come si avvia un percorso/progetto di coaching in azienda?

Generalmente con un colloquio iniziale con il committente/azienda per stabilire obiettivi e ambiti, per definire le finalità della relazione, per identificare le priorità di azione e per stabilire quali risultati specifici si vogliono raggiungere.

Un successivo colloquio con i singoli coachee, che dovranno essere consapevoli degli obiettivi e del tipo di percorso da intraprendere. Il coach è tenuto al segreto professionale e non renderà nessuna dichiarazione al Committente.

In seguito, una volta definiti tutti gli aspetti contrattuali (altro elemento verso il quale ICF pone molta attenzione, che, di fatto, si traduce in una massima trasparenza nella relazione), si stabilisce un’agenda di appuntamenti.  Nel coaching si osserva il “dove si trova il cliente oggi”: la situazione attuale di partenza, e si definisce, in comune accordo con il coachee, cosa è disposto a fare per raggiungere “la meta in cui vorrebbe trovarsi domani”.

Durante ciascun incontro è il coachee stesso a scegliere l’argomento della conversazione, congruente con l’obiettivo di percorso/progetto definito all’inizio del rapporto, mentre il coach l’ascolta ponendo domande e restituendo feedback. Questa interazione contribuisce a creare maggiore chiarezza e induce il coachee a essere proattivo, a mettere in campo soluzioni fino allora mai pensate.

Appare evidente come il coaching segua il processo di cambiamento del cliente, sfidandolo a darsi obiettivi nuovi e che lo spingano in direzioni diverse, mai affrontate prima, nell’interesse del singolo e dell’azienda.

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